Riders, una parola che evoca atmosfere epiche e scenari on the road, come quelli del film cult Easy Rider. Peccato che nella realtà contemporanea fare il Rider non sia per nulla Easy. O meglio, il lavoro è relativamente facile, ciò che è difficile è farsi pagare in modo adeguato e farsi riconoscere un contratto di lavoro equo. Ci sono stati scioperi e proteste in tutto il mondo, in Italia c’è stato pure un processo e la questione è passata sui banchi del Senato. Ora finalmente i tempi stanno per cambiare, ma andiamo con ordine.

I riders sono i moderni fattorini che consegnano il cibo (ma anche altre categorie di prodotti) direttamente a domicilio, viaggiando su motorino o bicicletta. Sono “figli” di un business che si è imposto negli ultimi tempi, un business che ha fatto la felicità di chi lo ha inventato e di chi ne usufruisce: stiamo parlando del food delivery. Citiamo 4 grandi esempi di multinazionali del food delivery:

  • Just Eat: società fondata in Danimarca nel 2000 e attiva in Italia dal 2011
  • Deliveroo: nome commerciale di Roofoods Ltd., società fondata in Inghilterra nel 2013
  • Foodora: società tedesca fondata nel 2015 (ma in Italia ha chiuso nel 2018)
  • Glovo: società fondata nel 2015 in Spagna (che opera in Italia tramite la start up Foodinho)

Questo modello di business, che mette al centro il cliente ma non valorizza chi ci lavora, sul piano del contratto e della retribuzione pone diverse problematiche. Nel 2016 l’avvocato australiano Josh Bornstein, esaminando i contratti di lavoro di Deliveroo e Foodora, li ha definiti “fasulli”, costruiti per “negare ai lavoratori i profitti di base”. 

Le condizioni d’impiego hanno generato proteste in ogni parte del mondo. Una curiosità? Durante uno sciopero da parte dei rider di Deliveroo a Londra, è stato lanciato il neologismo “Slaveroo” (dall’inglese slavery, ovvero schiavitù), ripreso da svariate testate giornalistiche. Inoltre, procedure poco chiare sono comuni a tutte le società citate di consegna a domicilio. Un piccolo esempio? Come viene esaminato in questo articolo di Wired , i fattorini di Glovo versano 65 euro di cauzione per l’equipaggiamento, e quando lo restituiscono ne ricevono 50 (pagandolo quindi 15 euro).

Il contratto rappresenta sicuramente la problematica maggiore. La maggioranza delle società di food delivery non assume i riders come lavoratori dipendenti: ai riders vengono imposti contratti di lavoro autonomo, sostanzialmente perché sono liberi di accettare o rifiutare la prestazione, ovvero una consegna in un dato momento. A ottobre 2016 sei fattorini di Foodora hanno intentato causa civile al tribunale di Torino per essere riconosciuti come lavoratori dipendenti. Subito non è stata accolta la loro richiesta, ma successivamente la Corte di Cassazione, rivedendo l’interpretazione resa dalla Corte d’Appello di Torino,  ha esteso a tutti i collaboratori coordinati e continuativi (non solo ai riders) una serie di tutele rafforzate discendenti dalla nuova disciplina del lavoro parasubordinato  rendendo la loro condizione quanto più possibile ravvicinata a  quella di un lavoratore dipendente (soprattutto sotto il profilo dei trattamenti economici). Questo è stato il primo grande passo. Fortunatamente, come vedremo a breve, il secondo passo è stata l’approvazione del decreto legge 2019.

Retribuzione minima, ferie, permessi, tutela previdenziale e assicurativa, tutela per malattia, tutela contro il licenziamento illegittimo, tredicesima, quattordicesima, permessi 104: questi sono tutti i diritti che i riders NON avevano. Alcune cose rimangono uguali, alcune cambiano e cambieranno.

Nuova legge, nuovi diritti per chi decide di lavorare come corriere del cibo.

Con il “Salva Imprese”, decreto legge approvato dalle commissioni Lavoro e Industria del Senato, arrivano finalmente nuovi diritti e maggiori tutele per tutti coloro che si apprestano a lavorare come corriere del cibo (o già lavorano come tali) o, in generale, sotto la etero-organizzazione delle c.d. piattaforme digitali. Il decreto per certi versi parte proprio dalla sentenza della Corte di Cassazione in merito alla vertenza Foodora.

Il nuovo decreto legge n.101/2019 (convertito dalla legge n. 128/2019) inquadra il rapporto di lavoro dei riders nell’ambito delle collaborazioni etero-organizzate di cui all’art. 2 del D.lgs. n. 81/2015. Ovvero – citiamo – “si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente” … “anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali

Il contratto, dunque, ora garantirà una paga minima fissa oraria (e NON in base alle consegne effettuate) , sulla base di quella prevista dai CCNL affini, e la tutela assicurativa contro gli infortuni e contro le malattie professionali, a carico del committente in base al tasso di rischio della prestazione. Inoltre verrà garantita un’indennità integrativa non inferiore al 10% per la prestazione svolta di notte, durante una festività o in condizioni atmosferiche sfavorevoli. Ancora, viene istituito il divieto di cottimo, l’estensione della disciplina antidiscriminatoria e quella a tutela della libertà e dignità del lavoratore prevista per i lavoratori subordinati nonchè l’obbligo di contratti individuali in forma scritta c.d. ad probationem.

Ecco il testo integrale dell’intervento normativo a favore dei riders e in generale dei lavoratori delle piattaforme digitali

 

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